Chi, se non un single o una single, può decidere di farsi sedurre virtualmente da altri single?
Navigando nella rete può capitare di incappare in community virtuali dedicate ai single, ovvero a tutti quegli individui che non vivono una relazione di coppia stabile ma che lo desiderano tanto. Un sito solo per loro, gli appestati, i malati, i carenti d’amore, i tristi e soli, quelli che non riescono proprio a trovare lungo il percorso un’anima con cui condividere il cammino. Tutti questi poveri single presto o tardi decidono di affidarsi a siti del genere. Molti di loro passano per la fase di negazione in cui sostengono ingoiando amarezza che la loro condizione non è un’imposizione ma una scelta ponderata e conveniente. Sono disposti a sostenerlo per anni ma finiscono quasi tutti in analisi oppure in relazioni sentimentali improbabili.
Le occasioni d’incontro sono moltissime e l’obiettivo di questa tipologia di siti web consiste nello sponsorizzarle: c’è il dinner date, per un appuntamento al buio con la scusa di una cena; la Festa della Seduzione, un evento imperdibile per mettere in mostra i propri “talenti”; c’è poi la più convenzionale Festa dei Single, in contrapposizione all’odiosa festa di San Valentino, che cade proprio il giorno successivo, tanto per non confondere troppo le cose; e c’è anche il più spicciolo ma pratico speed dating che elimina i preliminari e le scuse per andare dritti al dunque.
E infatti la sfumatura opaca di squallore di organizzazioni del genere nasce proprio dal fatto che alla fin fine la comune disperazione di solitudine rende complici i due malcapitati che finiscono per accoppiarsi forzatamente, pur di non sprecare l’occasione, la seduta dall’estetista, la spesa del vestito e del conto.
Gli anni passano inesorabili, il corpo dimostra tutta la sua stanchezza, la società dell’apparire ci impone modelli inaccessibili, le nostre anime fragili soccombono davanti alle difficoltà del vivere quotidiano e mentre ci arrabattiamo per conquistare indipendenza, quella che poi diventa autosufficienza, quando non incapacità di rapporti umani di qualunque tipo, perdiamo di vista il bisogno di tenerezza, di condivisione, di affetto puro e semplice. Insomma diventa sempre più difficile mettersi in gioco in un rapporto di coppia e sembra sempre più impossibile superare quella sgradevole sensazione di inadeguatezza, quella costante insicurezza, se non addirittura la mancanza di autostima cronica. Dispersi in un mare di incertezze, cerchiamo consolazione e semplificazione del rapporto di coppia in community virtuali, in cui mettersi in gioco solo parzialmente, dove è possibile difendersi dietro uno pseudonimo, un personaggio creato per l’occasione, un’identità fittizia che metta in scena la seduzione al posto nostro.
C’è però anche chi ha la rara ed insostituibile capacità dell’autoironia. Allora è anche possibile che ci si prenda un po’ in giro, che ci si estranei dal vortice degli appuntamenti al buio, degli annunci sui giornali, degli incontri occasionali gestiti da sconosciuti e magari si trovi l’occasione per ridere insieme di comportamenti assurdi e distorsioni tipiche del nostro tempo.
Il sito www.vitadasingle.net, ad esempio, sponsorizza uno spettacolo teatrale, povero anche nel titolo – Singles - che tanto successo ha ottenuto in cinque consecutive stagioni europee, attualmente in scena al teatro Sala Umberto. Il portale addirittura offre l’opportunità di divertirsi e conoscere persone nuove partecipando al Bus Day promozionale dello spettacolo.
Peccato che la pièce sia debole di contenuti e di vitalità: il ritmo troppo lento della recitazione e delle scene impedisce agli attori di sorprendere gli spettatori. Il testo e le situazioni, pur proponendo spunti comici, non rappresentano niente di nuovo né di spiazzante. Lo spettatore assiste senza particolare interesse ai quadri di scena che raccontano alcune delle situazioni sopraelencate.
Peccato aver trattato un tema così vicino alla realtà attuale in maniera così scontata.
Peccato che la platea per cinque stagioni si sia accontentata di una messa in scena così debole.
Peccato che questa assomigli all’ennesima triste trovata di chi approfitta di una realtà umana malconcia per così male indirizzarla.
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Leggi la scheda completa dello spettacolo Singles su www.teatroteatro.it
Feydeau non parlava mai del suo teatro, componeva di nascosto, come un vizio. Il teatro era il suo "vizio". E in esso riversava la sua umanità e la sua fantasia più folle.
L’occasione è quella della rappresentazione, al Teatro Ghione di Roma, di Chat en poche - Il gatto in tasca nella traduzione italiana, il secondo vaudeville di Feydeau, scritto a ventisei anni e rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1888.
Il teatro di Georges Feydeau (1862-1921) si colloca nella grande tradizione della farsa francese inventata da Molière e Beaumarchais. Considerato il padre del vaudeville d’oltralpe, Feydeau amalgama nelle sue opere il ritratto della società di fine Ottocento con i meccanismi della comicità, regolati alla perfezione come gli ingranaggi di un orologio. Da questa combinazione scaturisce con un ritmo indiavolato un movimento continuo di situazioni paradossali, di peripezie che rasentano l’assurdo scatenando una valanga di risate. Osannato dai contemporanei e dai successori come un “matematico del teatro”, un “ingegnere della scena”, Feydeau inventa, combina, costruisce e rimonta una macchina ad orologeria, dove tutti gli ingranaggi, per quanto complicati e paradossali, funzionano alla perfezione nel grande gioco della comicità scenica.
L’umanità dei tempi nostri è quella che si aggira per il teatro Ghione, un’umanità fatta di signore e signorotti che presto o tardi si addormenteranno senza accorgersene, cullati dalla musica o da un pensiero più lieve degli altri suscitato dallo spettacolo. E’ un’umanità fatta di emozionati amici dei debuttanti giovani attori, fatta di critici teatrali come anime solitarie capaci di ritagliare nella loro frenetica giornata il tempo di andare a nutrire un po' l'anima. L’umanità che incontri al teatro Ghione è di per sé un vaudeville. E c’è anche l’immancabile gruppo di vecchiarde abbonate da una vita ma incuranti del cartellone, alla ricerca di una serata di svago solo per poterla raccontare a qualcuno; poi c’è chi adora quest’autore e spera di rivivere tramite la magia del teatro quelle atmosfere da fine Ottocento francese e quei suoni delicati che regalano bizzarri spunti di comicità nei fraintendimenti, nei vezzi, nelle battute, seppure tradotte.
E poi al Teatro Ghione par di avvertire anche la presenza di Ileana Ghione, come se si aggirasse fra le poltrone in galleria, come se dall’alto delle luci della ribalta guardasse ancora la vita animarsi sul palcoscenico del suo teatro, con la stessa magia ad ogni prima.
Una curiosità: L'origine del termine vaudeville è oscura, ma viene solitamente considerata come una storpiatura dell'espressione francese voix de ville, ovvero "voce della città".
(Valentina Carrabino)
pubblicato su www.teatroteatro.it
Dedicato a chi ha saputo conservare il coraggio della parola.
Un contributo alla memoria degli anni trascorsi ed alla loro interpretazione.
L'Ambra Jovinelli apre il nuovo anno con uno spettacolo tratto da una storia vera che rievoca un tragico omicidio di mafia, "L"istruttoria - atti del processo in morte di Giuseppe Fava”, in scena dall'8 al
Il testo e la messa in scena de L’Istruttoria di Claudio Fava nascono dal bisogno di riannodare il filo della memoria, il cammino dei fatti, le menzogne raccolte ed i gesti negati. Gli interventi dei testimoni e degli imputati sono stati raccolti e declinati in forma teatrale rispettando sempre, nella forma e soprattutto nella sostanza, ciò che dissero – o che negarono – durante quelle udienze ("Che ci colpo io se a Catania c’è la mafia?”). Le aule dei tribunali diventano quindi il palcoscenico perfetto per raccontare un delitto compiutosi proprio davanti ad un teatro. Il delitto si compie il
Un tempo la celebrazione del processo era un momento di ritualità civile, così come è diventato adesso il teatro. Io credo che il teatro abbia questa funzione e questo privilegio, quello di parlare alla gente attraverso una ritualità, non più sacra, ma quantomeno civile. I testi di Claudio Fava, come le sue sceneggiature e i suoi romanzi, sono un terreno fertile ed adeguato per coltivare questa aspirazione del teatro, che è anche quella di salvaguardare la memoria e arricchire la nostra cultura con la celebrazione dei nostri eroi.
"Giuseppe Fava era uno che le male giornate non se le andava a cercare. Ma quando arrivavano, il vento se lo prendeva in faccia.” Giornalista, scrittore, drammaturgo e pittore, aveva creato un giornale libero - I Siciliani - che, attraverso una serie di inchieste approfondiva la conoscenza e la denuncia dei rapporti tra mafia, poteri politici ed economici.
Nel testo drammaturgico vengono riportate le parole del killer: “Quando si usa il silenziatore bisogna fare presto…ogni volta che passa, il proiettile distrugge un po’ dell’ovatta e ogni colpo che uno spara, la pistola comincia a fare sempre più rumore…”.
Il silenzio omertoso viene condannato grazie anche alla messa in scena di questo spettacolo che continua a fare rumore su una vicenda che smuove gli animi di coloro che sono ancora convinti che la verità è l’unica sepoltura.
"A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”
Pubblicato su www.teatroteatro.it
Pubblicato su www.movida-romana.com
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Intervista a Giuseppe Fava - 28 Dicembre 1983