Mario Prosperi scrisse questo testo all’inizio della sua carriera nel 1962. L’autore ritiene che sia ancora identificativo del suo modo d’intendere il teatro e lo ripropone, dopo averne realizzato una versione in video, al teatro Politecnico di Roma fino al 25 Maggio.
Rossella Or, con la sua intensa teatralità, maggiormente nota all’avanguardia, ricopre il ruolo della protagonista ed esprime nei gesti e nel suo particolarissimo fare teatro lo smarrimento esistenziale della condizione di solitudine. L’autore e regista interpreta lo Sconosciuto, che desidera avvicinarsi alla protagonista ma ne è continuamente respinto. Come un giovane cupido, inizialmente convinto che tutti si possano veramente amare e che l'amore possa superare anche la depressione, si trasforma in diabolico elfo dispettoso quando realizza invece che amare l’amore porta ad un amore narcisistico introvabile che non può far altro che portare alla morte di sé.
La ripetizione della musica, tratta dall’opera di Shostakovich, accompagna le vicende sulla scena fino all’epilogo drammatico. I personaggi incarnano caratteri definiti: c’è la bella che per senso di colpa è alla ricerca della stabilità nella coppia ma rimane sempre insoddisfatta di ciò che trova nel suo compagno; c’è la bestia, ovvero l’uomo incapace di amare teneramente che per dimenticare il doloroso passato si rifugia nell’alcol che diventa una buona scusa per sfogare i più bassi istinti; c’è il giovane inesperto che rincorre l’ingenua ragazzetta ma desidera la donna adulta e misteriosa che gioca con lui perché non sa giocare con gli uomini veri; c’è la donna sofferente e depressa che non si concede alle gioie d’amore perché quando ha amato ha perso la persona cara. Ed infine, quasi a tenere i fili dei personaggi, c’è il diavolo tentatore che non è anche ingannatore perché paradossalmente l’animo umano non ha bisogno di trucchi per esprimere la sua beffarda natura distruttiva.
Sotto lo sguardo sornione del barista che assiste a questi incontri e scontri di cuori, gli eventi si svolgono sulla stessa scena, tra una notte ed un’alba, fra luci e d ombre, mentre le fronde delle foglie continuano a muoversi al vento, quasi a simboleggiare l’eterno movimento delle anime alla ricerca dell’amore. Un amore introvabile, irriconoscibile, inarrivabile ma soprattutto provvisorio.
La messa in scena ha la debolezza di essere troppo lenta, mentre la recitazione drammatizzata della Or non è in sintonia con quella degli altri interpreti. Si avverte inoltre una certa stanchezza nei movimenti di scena ed una vuota monotonia nei passaggi a fondo palco.
Lo spettacolo offre però interessanti spunti di riflessione su un tema tanto abusato come l’amore, che l’autore analizza nella sua provvisorietà e che tratta dal punto di vista della sua forza distruttiva.
(Valentina Carrabino)
