L'inesperienza d'amore | writing addiction

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lunedì, 19 maggio 2008

L'inesperienza d'amore

Politecnico LMario Prosperi scrisse questo testo all’inizio della sua carriera nel 1962. L’autore ritiene che sia ancora identificativo del suo modo d’intendere il teatro e lo ripropone, dopo averne realizzato una versione in video, al teatro Politecnico di Roma fino al 25 Maggio.

Rossella Or, con la sua intensa teatralità, maggiormente nota all’avanguardia, ricopre il ruolo della protagonista ed esprime nei gesti e nel suo particolarissimo fare teatro lo smarrimento esistenziale della condizione di solitudine. L’autore e regista interpreta lo Sconosciuto, che desidera avvicinarsi alla protagonista ma ne è continuamente respinto. Come un giovane cupido, inizialmente convinto che tutti si possano veramente amare e che l'amore possa superare anche la depressione, si trasforma in diabolico elfo dispettoso quando realizza invece che amare l’amore porta ad un amore narcisistico introvabile che non può far altro che portare alla morte di sé.

La ripetizione della musica, tratta dall’opera di Shostakovich, accompagna le vicende sulla scena fino all’epilogo drammatico. I personaggi incarnano caratteri definiti: c’è la bella che per senso di colpa è alla ricerca della stabilità nella coppia ma rimane sempre insoddisfatta di ciò che trova nel suo compagno; c’è la bestia, ovvero l’uomo incapace di amare teneramente che per dimenticare il doloroso passato si rifugia nell’alcol che diventa una buona scusa per sfogare i più bassi istinti; c’è il giovane inesperto che rincorre l’ingenua ragazzetta ma desidera la donna adulta e misteriosa che gioca con lui perché non sa giocare con gli uomini veri; c’è la donna sofferente e depressa che non si concede alle gioie d’amore perché quando ha amato ha perso la persona cara. Ed infine, quasi a tenere i fili dei personaggi, c’è il diavolo tentatore che non è anche ingannatore perché paradossalmente l’animo umano non ha bisogno di trucchi per esprimere la sua beffarda natura distruttiva.

Sotto lo sguardo sornione del barista che assiste a questi incontri e scontri di cuori, gli eventi si svolgono sulla stessa scena, tra una notte ed un’alba, fra luci e d ombre, mentre le fronde delle foglie continuano a muoversi al vento, quasi a simboleggiare l’eterno movimento delle anime alla ricerca dell’amore. Un amore introvabile, irriconoscibile, inarrivabile ma soprattutto provvisorio.

La messa in scena ha la debolezza di essere troppo lenta, mentre la recitazione drammatizzata della Or non è in sintonia con quella degli altri interpreti. Si avverte inoltre una certa stanchezza nei movimenti di scena ed una vuota monotonia nei passaggi a fondo palco.
Lo spettacolo offre però interessanti spunti di riflessione su un tema tanto abusato come l’amore, che l’autore analizza nella sua provvisorietà e che tratta dal punto di vista della sua forza distruttiva.

(Valentina Carrabino)

Leggi la scheda completa su www.teatroteatro.it

postato da: carrabinov alle ore maggio 19, 2008 01:23 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: recensioni

Commenti
#1   19 Maggio 2008 - 21:55
 
...e infatti condivido le perplessità...leggi su TT La voce umana di Cocteau, di quest'anno sempre con la Or al Politecnico...diciamo che l'avanguardia dà segni di stanchezza...

Ciao
S.
utente anonimo

#2   26 Maggio 2008 - 23:00
 
Sabato sera ho visto questo spettacolo e ho pensato "Questo è il teatro che vorrei vedere più spesso". Autori contemporanei, temi contemporanei, attori. Bello, coinvolgente, ben diretto. I dialoghi sono così attuali, pur essendo il testo del 1962. Non so perché, ma ho pensato a Bergman. L'incomunicabilità, la solitudine dell'essere umano. Mi sono emozionata. Questo è quello che voglio dal teatro. Frutto di competenza, di mestiere, di rispetto per il teatro e per il pubblico che lo guarda. Motivo per uscire di casa, entrare in un cerchio magico e vivere quella realtà. Uno spettacolo così merita di più. Deborah

utente anonimo

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