A testa in giù lo voglio guardare questo mondo alla rovescia. Così che le lacrime salgano, invece di scendere. Tengo gli occhi bene aperti e intanto respiro l’aria al contrario. Lo voglio guardare da quaggiù questo affaccendarsi di anime che si scambiano di posto; lo voglio valutare da quest’altro punto di vista. Lo voglio mangiare questo mondo e digerirlo diverso da com’è. Voglio sentire il profumo delle spezie portate dal vento che scombinano questo posto in cui abito io, lo voglio stravolgere e voglio palpitarci dentro, col cuore che batte al contrario, col passo che va all’indietro, col respiro che tiene il ritmo in levare. Voglio ridere dei brividi e squagliarmi nei singhiozzi. E poi un altro giro. Veloce. Torno in posizione e mi lancio ancora in verticale. Instabile bilico sul ciglio del mondo. I capelli mi solleticano le orecchie mentre accarezzano la terra su cui le mie mani sono saldamente ancorate. I piedi invece liberi corrono senza una base a cui appoggiarsi. Correre senza una strada. Scivolare fra le nuvole senza cercare di arrivare da qualche parte. E Muovere le mani e le braccia invece delle gambe. E provare a tenere la testa altrove. Guardare il paesaggio con le linee al contrario. L’orizzonte segna un nuovo confine tra cielo e terra. Le mani affondano nella sabbia mentre i piedi scalciano in aria. Con questi occhi rovesciati vedo il mare che sta sopra il cielo. Poi arriva la nebbia e da quaggiù sento l’umido della terra. Annuso gli odori della vita che fu e mista a terra si trasforma nei secoli. Ripercorro la storia delle mie vicende. Le emozioni ed i visi dei miei vicini, dei compagni di viaggio. Accolgo nella terra del mio ventre il seme della vita che si trasforma nei secoli. E trasforma anche me.
Un ringraziamento speciale a Daniel Egneus che mi ha ispirata con la sua illustrazione.
