racconto inedito - BABAEL | writing addiction

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martedì, 11 marzo 2008

racconto inedito - BABAEL

“La nuova moda le vuole sfacciate: calzando sculture rampicanti le donne di oggi si avviano verso un futuro raggiante su tacchi iperbolici.”

Conteggiò velocemente il numero delle battute ed aggiunse la firma: Babael. Era questo il nome d’arte che aveva scelto nel momento stesso in cui aveva accettato di curare una rubrica sul giornale AdessoDonna. Conteggiava sempre le battute, le parole, gli spazi di ogni articolo, per esigenze tecniche di stampa, ma anche perché provava un sottile piacere nella misurazione delle cose che creava. Contava automaticamente anche le parole che pronunciava. Le capitava spesso nella vasca da bagno quando discorreva a lungo con ipotetici ascoltatori. Serviva a misurare il senso dei suoi monologhi.
Babael era diventata donna da poco dopo una triste esistenza passata a casa con sua madre, una volubile quanto fragile donna di oltre 60 anni. Contrariamente a tanti altri, il cui primo desiderio consiste nell’ostentare la nuova forma, non appena ebbe superato i dolori delle operazioni, lei si chiuse al mondo esterno. Ermeticamente coccolata dalla dimora fatta costruire apposta per lei, trovò a 40 anni il coraggio di separarsi dalla madre e dalla realtà stretta in cui non riusciva ad esprimersi. Disse alla mamma che per lavoro si sarebbe trasferita al nord e si fece costruire una casa su un albero. Quello sarebbe stato il suo nord, almeno per un po’.
Lassù si dedicò a scrivere il romanzo della sua vita. Contemporaneamente, usava lo pseudonimo Babael per firmare una rubrica su un settimanale di poche pretese che le restituiva un contatto con il mondo esterno nonché delle entrate fisse per mantenere i suoi seppur minimi bisogni vitali.
Per la casa aveva speso molti dei suoi risparmi. Era semplice e non troppo grande, ma super accessoriata, proprio come l’aveva sempre desiderata: una tana capace di renderla autosufficiente.
Il resto dei suoi risparmi li aveva spesi per cambiare sesso, interventi che non aveva ancora finito di pagare. Ma non si curava di questo peso perché sapeva che aveva agito per il suo bene e sentiva che lassù, ascoltando il suono delle foglie fra i rami scossi dal vento, il suo bene poteva coincidere con il bene dell’umanità. Trovava sempre il tempo per prendersi cura del suo corpo con esercizi yoga e la pratica costante della masturbazione. Quest’ultima attività le era stata preclusa quando era uomo: si vergognava del suo sesso e sentiva il giudizio di sua madre così non si era permesso mai alcun piacere fisico. Ora che era diventata donna invece poteva concedersi un’escursione nel mondo del piacere, di qualunque genere esso fosse. Non la disturbava affatto di procurarselo da sola, con l’ausilio di qualche ingegnosa invenzione proposta dall’industria del sesso.
Non le importava di condividere con qualcuno le sue emozioni, i suoi pensieri, i suoi progetti. Aveva così tanti personaggi nella mente con cui dialogare ed a cui raccontare storie. Non sentiva la mancanza di un amico vero. Gli esseri umani in carne ed ossa le avevano fatto male e così ora li gestiva a modo suo. Anche i rapporti con l’editrice del giornale erano virtuali. Scriveva e vedeva pubblicati i suoi articoli online. A volte riceveva i commenti delle lettrici e stava iniziando a pensare che avrebbe potuto permettersi di curare un’ulteriore rubrica, una sorta di “angolo delle confidenze” (23 caratteri, spazi inclusi) oppure “ditelo a Babael” (15 spazi inclusi). Preferiva la seconda. La parola Babael aveva un suono incantevole. La ripetizione della stessa consonante e della stessa vocale in quella perfetta simmetria di tre consonanti e tre vocali la conquistava ogni volta che a voce alta la ripeteva.

“Cosa scrivi Babael?”
“Scrivo una storia”
“Che tipo di storia?”
“Oh, è la storia di una donna molto speciale che decide di andare a vivere in fondo al mare. Lì incontra se stessa, scopre di avere dei poteri magici e cambia il mondo sottomarino in un mondo al contrario”
“Ma è una storia surreale. Non ci crederà nessuno!”
“Uff. Non interrompermi, sai che non lo sopporto. Ora rispondi: qual è il contrario di sottomarino?”
“Sopraterrestre?”
“Se non mi facessi ridere ogni tanto ti getterei di sotto. Anzi no, ti seppellirei dentro il tronco del mio albero”

Quando la trovarono ai piedi dell’albero, scalfita da migliaia di tagli, nessuno pensò a contarli.
Nessuno sapeva chi fosse e faticarono a trovare dei parenti interessati a riconoscerla. La sua nuova identità era rimasta un segreto per tutti. Un segreto che Babael aveva custodito gelosamente e che aveva portato via con lei.
Nella casa sull’albero ai piedi della quale si era uccisa trovarono un manoscritto. Sembrava in codice. I numeri e le parole si alternavano rincorrendosi in una danza che seppur razionalmente incomprensibile conquistava i sensi. Anche solo a guardarlo si provava un’ebbrezza inaspettata; provando a leggerlo ad alta voce poi si aveva l’impressione di essere rapiti da un incantesimo.

One day I found a big book buried deep into the ground.
I opened it but all the pages were blank and, to my surprise, it started writing itself


Valentina Carrabino

postato da: carrabinov alle ore marzo 11, 2008 09:57 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: racconti

Commenti
#1   14 Marzo 2008 - 22:45
 
... ti seppellirei dentro il tronco del mio albero...
che bello...


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#2   15 Marzo 2008 - 21:50
 
:o)
grazie della visita
Valè
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Commenti