Due attrici disoccupate, tanto affezionate al teatro quanto amareggiate dalla vita, nonostante le difficoltà economiche decidono di mettere in scena uno spettacolo teatrale, anche se l'unico posto che hanno per farlo è una cappella funebre. Il gruppo di sei bizzarri attori alla deriva tenta disperatamente di mettere in scena uno dei grandi classici del teatro elisabettiano: l’Amleto, o meglio l’Amleta, perché l’intenzione è di farlo interpretare a sole donne.
Fra gli immancabili alti e bassi del destino, l’amore per il teatro trionfa grazie alla sua forza consolatrice, ma l’impressione è di traballare su una barca che sta naufragando. Quando la vita diventa impossibile ci si rifugia nel mondo del teatro, quando bisogna essere credibili recitando ci si appiglia alla vita reale, al bagaglio del vissuto. Il parallelo fra la vita dell’attore sul palcoscenico e fuori di esso, la metafora classica del rifugio nell’arte, è qui pienamente espressa. Il gruppo oltre a condividere il tempo delle prove, è costretto a convivere nello stesso spazio per tre settimane. E lo spazio della vita è lo stesso della scena, ed è inevitabile che i piani si confondano.
L’idea, interessante da un punto di vista filosofico, non offre in questa messinscena considerazioni valide. Inoltre la messa in scena è molto debole e, fra balli, canti, risate sostenute e dialoghi inconsistenti, come gli interpreti sulla scena si chiedono cosa renda questa vita degna di essere vissuta, ci si domanda cosa spinga questo gruppo di attori a presentare al pubblico questo spettacolo. Le interpretazioni vacillano mentre le parti musicate hanno un miglior ritmo.
Valentina Carrabino
In matematica la radice di due genera un numero irrazionale ma, come spesso accade nella vita, non sono le formule a spiegare le incongruenze, le fatalità, le attrazioni e le repulsioni fra gli individui.
In prima nazionale al Teatro Della Cometa di Roma, debutta la tenera ed alterna vicenda di vita di Geraldina e Tommaso, delineata dalla realistica mano di Enrico Maria La Manna, che mette in scena il testo di Adriano Bennicelli, vincitore della II edizione del Premio di scrittura teatrale Diego Fabbri.
Scandita da un metronomo in sottofondo, la vita di Gerri e Tom, alla ricerca di un incastro non solo metafisico, si scontra con i paradossi della matematica. Nel V secolo a.C. Euclide scopre che la radice di due è un numero irrazionale tramite una dimostrazione per assurdo, ovvero secondo il noto procedimento matematico che prova a prender per vero il contrario e lo nega. Ma se in matematica la radice di due genera un numero irrazionale, spesso accade nella vita che le formule non spieghino le incongruenze, le fatalità, le attrazioni e le repulsioni fra gli individui.
Le anime dei protagonisti, brillantemente interpretati da Edy Angelillo, nei panni del prototipo già visto di una maniaco-depressiva, e Michele La Ginestra, nel ruolo di un ingenuo semplicione che conquista il pubblico con una risata genuina, sembrano seguire le stesse paradossali logiche del procedimento euclideo. Si avvicinano e si allontanano, attraversano la vita come due rette che a volte si intersecano, altre viaggiano parallele, altre si arrotolano in calcoli complessi di cui non si vede la fine. Lo scopo ultimo, il senso, vengono a mancare. A cosa serve la matematica? A far quadrare il mondo? A dare regole uguali per tutti che tutto spieghino? A semplificare, ad inaridire, ad elevare?
Persino i colpi bassi della vita, che nel finale sembrano schiacciare i nostri teneri affezionati, vengono affrontati con incantata leggerezza. E come quando da bambini era possibile inventare un’altra vita, se quella che avevi non ti piaceva, così i due si crogiolano nell’amara spensieratezza di un prima e di un poi ancora da scoprire perché, come le rette che formano un grafico su un foglio a quadretti, prima di entrare nel quaderno erano altro e oltre quel quaderno non si può sapere dove andranno a finire.
Il testo, molto ben congegnato, offre lievi ma efficaci spunti di riflessione, senza appesantire e senza incombere sui fruitori, che, nel gioco frizzante e ritmato fra i protagonisti, riscoprono le semplici verità nascoste nella tenerezza di un ricordo comune, nelle difficoltà ad accettare la propria realtà, nei sorrisi ingenui, nell’animo tormentato di chi ricerca disperatamente di rendersi speciale ed unica, ed ama un uomo che è capace di una semplicità tanto disarmante quanto infinitamente desiderabile.
La tenerezza è indubbiamente la nota dominante dell’opera. Anche la regia mantiene i rapporti fra i personaggi sul registro dell’affezione reciproca. Manca la passione smodata, i fragori dell’emozione sono altrove, ma si cammina verso un dove che non è importante, secondo logiche che, come quelle matematiche, non hanno bisogno di troppe spiegazioni perché le dimostrazioni, persino quelle “per assurdo”, bastano.
La scenografia estremamente scarna indebolisce la messa in scena, come il sottofondo musicale che a tratti stona ed in altri momenti è superfluo. Forse l’intento era quello di non delineare in modo troppo netto i contorni di questo spettacolo che ha il pregio di regalare pennellate di autentica realtà con una dolcezza lieve di fondo che vuole scaldare il cuore senza scuoterlo troppo.
Valentina Carrabino
TeatroTeatro.it, il sito più aggiornato nel panorama teatrale nazionale, in collaborazione con Athenaeum, l’Ateneo dei Sapori, organizza il III° concorso di scrittura “TeatroTeatro da mangiare”: monologhi e/o dialoghi enogastronomici.
Dopo il successo dell’iniziativa/evento del 14 Maggio

Antigone di Paola Ponti
L’assaggiatore del re di Aquilino
I dolci di Daniela di
ed il testo vincitore
Manuale di cucina di
Quest’anno il III° Concorso TEATROTEATRO DA MANGIARE è aperto a monologhi oppure dialoghi (massimo due personaggi), di lunghezza compresa fra 5 e 12 cartelle e della durata massima di 30 minuti.
Temi sono ancora una volta cibo e/o vino
TEMPI E MODI - La partecipazione al concorso è a titolo gratuito ed è aperta a tutti. Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 20 aprile 2008 via mail (esclusivamente allegati in formato word) all’indirizzo: info@teatroteatro.it. Il testo della mail dovrà contenere, oltre ai dati e ai recapiti dell’autore, anche un’autocertificazione di paternità dell’elaborato.
La GIURIA, presieduta da Fabrizio Russo, giornalista e presidente di Athenaeum, sarà composta da Giuseppe Manfridi (autore teatrale), Stefano Grilli (produttore enologico), Flavia Bruni (giornalista), Francesco Giuffrè (regista teatrale), Antonella Giovampietro (coreografa)
I testi finalisti verranno rappresentati nell’ambito della rassegna “TeatroTeatro da mangiare” e recensiti sul sito www.teatroteatro.it. Il primo classificato vincerà inoltre un PREMIO enogastronomico offerto dalle aziende di produzione sponsor della rassegna.
E’ infine prevista la produzione e diffusione di dvd con la registrazione dei brani rappresentati e della serata di premiazione.
Tutti i partecipanti saranno informati via mail dell'esito del concorso.
Per ulteriori informazioni: www.teatroteatro.it info@teatroteatro.it